lunedì 21 gennaio 2013

TU TE STÈ, IJE ME STOCHE, NINT’ ME DÈ E NINT’ TE DOCHE



Ero nella sala bricolage ubicata nell’ala nord-nord-ovest della mia modesta magione e stavo procedendo all’assemblaggio di un vibrovaglio circolare adatto alla setacciatura oscillatoria di tipo tridimensionale necessaria per selezionare i sassi di dimensione opportuna alla realizzazione del mio bonseki, quando mi resi conto che non avevo sottomano un cacciavite adatto a stringere le viti delle fascette di fissaggio dei tubi flessibili del circuito idropneumatico di comando dell’apparecchio.

Non volendo abbandonare la sala, e volendo far sfoggio della mia padronanza della lingua inglese, mi risolsi a chiamare Archibald, l’immarcescibile maggiordomo che mi ausilia in ogni mio comodo, utilizzando la lingua della perfida Albione: “Archiba’ – esclamai stentoreo – please bring me a screwdriver, please!”. Dopo pochi secondi un felpato scalpiccio preannunciò l’arrivo del longilineo butler, che però – con mia sorpresa e disappunto – recava seco non già l’attrezzo richiestogli, bensì un bicchiere tipo highball contenente un long drink a base di vodka e succo d'arancia.

Il disappunto di non poter disporre dell’attrezzo che mi necessitava non era inferiore all’essere stato paragonato al trafficante di armi Ordell Robbie, impersonato da Samuel L. Jackson nel film “Jackie Brown” di Quentin Tarantino.

giovedì 4 ottobre 2012

A Madonna sape a ‘cci porta l’orecchine



Ero nella sala da musica ubicata al piano rialzato della mia affatto modesta magione in un pigro sabato pomeriggio autunnale, intento ad ascoltare “23° North and 82° West”dell'orchestra di Stan Kenton. Il titolo del brano evidenziava latitudine e longitudine dell'Avana, capitale di Cuba, annunciando l'esplorazione dei Caraibi e dei loro ritmi esotici in un brano che, nonostante i decenni passati non aveva perso niente del suo smalto.
 
Un lieve scalpiccio mi annunciò l’ingresso di Archibald, il mio canuto maggiordomo, che veniva a portarmi il bicchiere di rum che gli avevo chiesto per meglio calarmi nella atmosfera caraibica del brano musicale.
Mi alzai dalla poltrona per prendere il bicchiere di liquore e vidi passare un lampo di disapprovazione negli occhi del mio anziano famiglio. La cosa fu così rapida che sarebbe sfuggita a chiunque non lo conoscesse bene come me.

Posato il bicchiere sul vassoio guardai Archie negli occhi e gli chiesi cosa c’era che non andava. Credevo fosse la musica, in verità credo che nel suo intimo considerasse disdicevole qualunque forma di espressione artistica che avesse visto la luce al di fuori dalla sua amata Inghilterra a partire dalla seconda metà del 1900 ma la sua risposta invece non fu quella che mi aspettavo.
Con il dovuto rispetto, signore, lei indossa una cravatta “regimental” ed io ritengo niente affatto opportuno portare cravatte regimental a meno di non appartenere al club o all'istituzione "dichiarati" da quei colori. Orbene la cravatta reca dellerighe diagonali rosse e verde foglia, accoppiate tra loro su uno sfondo bluOxford, elementi che mi fanno propendere per una quasi certa appartenenza al glorioso “Royal Pioneer Corps”, fondato nel 1939 ed in cui credo Lei non abbia mai prestato servizio in qualità di devoto suddito di Sua Maestà britannica.”

martedì 18 settembre 2012

Do' vote ha essere dritte...


Ero sul modesto patio della mia umile residenza estiva di Blueshore intento a godere dei benefici effluvi degli stabilimenti limitrofi e ad ammirare la policroma illustrazione di un Ichthyocentaur riportata sul “Nomenclator Aquatilium Animantium. Icones Animalum Aquatilium in mari et dulcibus aquis degentium... per Conradum Gesnerun Tigurinum. Published by Cristhop. Froschoverus, Zurich 1560" quando venni raggiunto dall'allampanato Archibald, indefettibile maggiordomo di britannica schiatta, che sollecitò la mia presenza presso il ripostiglio che avevo testè richiesto di far svuotare del contenuto da alcuni nerboruti villici, consentendo loro, quale giusto compenso, di trattenere quanto avrebbero trovato di loro gradimento tra tutte le zagaglie da tempo immemore ivi contenute.
 
L'ispezione ebbe esito positivo; evidentemente il fatto che ogni oggetto rimosso passasse "ipso facto" nella loro disponibilità, aveva pungolato non poco gli autori della pulizia a non lasciare nella stanza neppure uno spillo. Volli fare loro i complimenti per l'ottimo lavoro svolto e chiesi ad Archie dove fossero gli improvvisati vastasi, il vecchio butler mi rispose che li aveva accompagnati in cucina, dove stavano consumando un piccolo spuntino per rifocillarsi dopo l'oneroso compito appena svolto.
Non potei fare a meno di notare che gli ospiti stavano gradendo in maniera assai evidente il "petit dejuner" improvvisato da Archibald, a cui chiesi cosa avesse mai offerto ai nostri inurbani commensali.

Con la flemma che sempre lo distingueva, Archie mi rispose di aver preparato un panino assai semplice ma non per questo meno gustoso, avente come base una baguette preparata secondo la esclusiva ricetta di Poilàne, celebre panettiere parigino, su cui aveva poi spalmato del burro non salato d'Echirè e della marmellata di ribes proveniente da Bar-Le-Duc, in Lorena, preparata con bacche che vengono bucate a mano con una penna d'oca per estrarne i semi mantenendo intatto il frutto, che viene poi fatto macerare, prima della cottura, in sciroppo di miele finissimo.
"E pizza - esclamai - ci credo ca quiste se stonn'a mangiane pure u piatte, honne capite subbite ca a stu' munne uno s'ha da da' da fa' quanna fatija a cunte sue e quanna mangia a cunt'de l'otre!" (Perbacco, non ho alcuna difficoltà a credere che i nostri ospiti abbiano alquanto gradito lo spuntino propostogli, costoro hanno sicuramente chiaro il principio che consiglia ad ognuno di essere particolarmente alacre quando lavora per il suo profitto e quando si ciba a spese altrui!).

giovedì 30 agosto 2012

Il fine giustifica i mezzi



Un giorno il Maestro passeggiava sul ponte di pietra con i suoi discepoli, quando videro un ragazzo uscire di corsa da un bar stringendo in mano una Raffo ghiacciata, subito inseguito da un cameriere urlante.
Biwenabhirrha, l'acuto osservatore, disse: “Il cameriere raggiungerà presto il ragazzo, perché è più veloce di lui.”
Il Maestro disse: “Io sono invece sicuro che ciò non avverrà”
“Perché ne siete così certo?” chiese il discepolo

martedì 21 agosto 2012

je acchiate u patrune?


Mi erano giunte voci che davano per certa la messa in vendita del colosso cinematografico americano della Metro Goldwin Mayer ed avevo così invitato ad una cena informale qualche decina di amici e conoscenti che reputavo potessero essere interessati all’affare, per discutere della possibilità di rilevare il pacchetto di maggioranza della società che, pur non possedendo in magazzino capitali culturali come l’opera omnia di Mario Carotenuto o le performance poliziesche di Maurizio Merli e Franco Gasparri, offriva comunque la possibilità di poter arricchire con pellicole di indubbio interesse la mia cineteca personale ubicata al quarto livello sotterraneo della modesta dimora dove conduco la mia quotidianità lontano dai clamori del mondo.
Per l’occasione avevo deciso di allietare lo spirito ed il corpo dell’allegro convivio con una cenetta senza pretese ed avevo chiesto all’incommensurabile Archibald di procurarmi un po’ di tartufo d’Alba per insaporire il risotto ed altri manicaretti che mi accingevo a preparare.
Il fusiforme britanno tornò al mio cospetto dopo qualche minuto, recando seco un paio di chili scarsi dell’odoroso tubero, una quantità che giudicavo assolutamente insufficiente per le mie necessità, tanto che esclamai contrariato: “E ce ‘cchiate, u patrune?” (E che hai trovato, il padrone?).

giovedì 21 giugno 2012

Sampdoria


Dovendo provvedere al rifornimento mensile del mio angolo bar, mi punse vaghezza di chiedere ad Archibald quale fosse il suo liquore preferito, domanda a cui il mio eburneo maggiordomo rispose patriotticamente esaltando il corposo sapore del whisky prodotto nelle highlands scozzesi; non potetti che compiacermi per la scelta ma, mentre mi apprestavo a pitteggiare anche le gradevoli doti di alcuni bourbon a stelle e strisce, un giovine garzone, evidentemente memore del recente servigio reso alla Patria, si lanciò in una accorata lode del cordiale preparato dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze e servito, ai miei tempi, in bustine di plastica trasparente per consentire alla truppa di basso grado di affrontare, confortata nel corpo e nello spirito, le fredde notti invernali e le lunghe marce campestri.
L’inopportuno e tracotante intervento mi ricordò l”hybris” umano così magistralmente descritto nelle opere di Eschilo e mi spinse a rispondere “U cordiale?!? Ma cu ccì vè, cu a Sambdorie?!?” (Il cordiale?!? Ma per chi tifi, per la Sampdoria?!?).
Il risultato della mia frase fu un silenzio assoluto; il novizio indiscreto si allontanò a capo chino, il vecchio Archie rimase a fissarmi, chiedendosi che cosa avesse da spartire la Sampdoria con le acquaviti.

venerdì 8 giugno 2012

NE VOLE DE CULE DE QUECCELE



Stavo esaminando la qualità di stampa del florilegio di calendari allegati alle riviste in edicola in questi giorni al fine di decidere quale di questi appendere sulla parete del mio modesto ufficio, quando il mio attento sfogliare fu interrotto dal lieve scalpiccio che annunciava l’approssimarsi di Archibald, il mio allampanato quanto ceruleo maggiordomo.
Coprii i calendari piazzandoci sopra l’ultimo numero del “Financial Times” al fine di evitare al vecchio Archie le palpitazioni cardiache che gli avrebbe provocato la visione imprevista di più epidermide femminile di quanta ne avesse mai visto fino ad allora e, dopo aver reinfilato i pantaloni, lo accolsi chiedendogli il motivo del suo avvento.
Il fedele famiglio mi comunicò con il suo normale aplomb britannico che il sommelier del canale televisivo satellitare “Caure russe” riteneva di non poter effettuare la degustazione del vino novello prodotto con le uve del mio piccolo podere nell’ambito di una trasmissione dedicata alle delizie enogastronomiche della Puglia perché, a suo dire, la percentuale di piombo contenuta nel bicchiere di cristallo da noi reso disponibile per l’assaggio era inferiore a quella ideale.
Ben deciso a far notare al presuntuoso avvinazzato che i bicchieri usati nella mia umile dimora erano esclusivamente baccarat, commentai ad alta voce l’infondata fisima dello sbevazzone esclamando: “CE’ NE VOLE DE CULE DE QUECCELE!” (Quante ne vuole di parti terminali di murice).