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E a mam’se chiangeve

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Una delle antifrasi che spesso accade di ascoltare a Taranto è sicuramente “ E a mam’se chiangeve… .” ( e la madre piangeva... [si dispiaceva] ) seguita da una caratteristica (spesso fisica) diametralmente opposta a quella del soggetto dell’osservazione. Così un prosperoso decolleté verrà salutato con un “ E a mam’se chiangeve ca nò teneva menne! ” così come una persona dalla fin troppo fluente eloquio verrebbe notata con un “ E a mam’se chiangeve ca nò parlava maije ”. Il modo di dire fu oggetto di attenta analisi da parte dell’erudito saudita Addah Hauemmith (Rabat, 1935 – Ustioni riportate a causa della collisione con una medusa al largo di Castellaneta Marina, 1992) che per primo calcolò che le gobbe di un cammello possono mediamente contenere l’equivalente di due cartoni da 24x33cl di Raffo.

DA PATRUNE DE BASTIMENTE A VARC' AFFITTE

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Taranto è una città che sicuramente al mare deve molto e molte espressioni della saggezza popolare traggono spunto in un modo o nell'altro dal mare stesso. Tra queste va annoverata la nota: “ DA PATRUNE DE BASTIMENTE A VARC' AFFITTE ” ([ Passare dalla condizione di] padrone di un bastimento a [quella di] affittuario di una barca ).

E MÒ M'A TAGGHIE

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Propongo alla attenzione dei lettori una espressione ben nota e sovente usata nella nostra città, quando ci si deve “obtorto collo” arrendere all’evidenza, ovvero “E MO’ M’A TAGGHIE” (E adesso me la taglio!). Il motto rappresenta la stoica risposta di chi, ormai pressato e soverchiato dalle avverse circostanze, non potendo ribaltare a proprio favore la situazione contingente invoca orgoglioso il primato del libero arbitrio umano contro il fato cieco e cinico.

TENE CHIU’ CULE CA SENTIMENTE

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In occasione della multimiliardaria vincita al “Super-Enalotto” che ha portato Grottaglie agli onori della cronaca, ho riascoltato una delle espressioni che più spesso ricorrono nel vernacolo tarantino, ovvero: "TENE CHIU’ CULE CA SENTIMENTE” ( ha più fortuna che intelligenza ). La frase commenta con una punta di invidia la fortuna sfacciata di chi riesce nel suo intento nonostante delle doti intellettive che rasentano la sufficienza. In particolare capita si sentire l’espressione in occasione di vincite a tombola, lotto o qualsivoglia gioco d’azzardo, ritrovamento fortuito di oggetti e/o effetti personali di valore (collane, orologi, bracciali, ecc.), assunzioni a tempo indeterminato nei ranghi della Pubblica Amministrazione o dell’Arsenale.

L' MANC’ A BOTTE P'A CADUTE

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Tra le tante qualità della saggezza popolare, vi è sicuramente la capacità di condensare in poche parole il commento di un fatto accaduto o la previsione di un futuro più o meno prossimo. Uno dei frutti di questa ancestrale filosofia è senz’altro il motto “ L’MANC’ A BOTTE P’A CADUTE ” ( gli manca una spinta perché cada ).

L’CORNE D’U PEZZENTE SO’ DE NUCE, QUERE D’U SIGNORE DE VAMMASCIE

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Ero intento ad eseguire la sequenza del “san ju ich no jo kata” nella stanza d’armi ubicata nell’ala sud-sud-ovest della mia modesta abitazione, quando dalla finestra aperta colsi brani di un alterco che si svolgeva nel giardino. Chiesi ad Archibald di dettagliarmi su questo spiacevole episodio che aveva distratto la mia concentrazione marziale ed il mio allampanato maggiordomo ritornò dopo qualche minuto per informarmi con una discreta allegoria che il giardiniere rimproverava alla consorte di disdegnare l’esile tralcio di vite che egli recava come dotazione virile, preferendo soddisfare il suo “pollice verde” accudendo giovani e robusti rami di quercia incontrati in locali di assai dubbia moralità da lei frequentati. Apprezzai la sottile parafrasi adottata dal sempre riservato Archie e commentai l’accaduto esclamando “ L’CORNE D’U PEZZENTE SO’ DE NUCE, LE CORNE D’U SIGNORE DE VAMMASCIE ” ( Le corna del pezzente sono di noci, quelle del signore di bambagia ); per l’ennesima volta la p...

T'AGGHIA 'MPARÀ E T'AGGHIA A PERDERE

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Dopo un paio d’ore di infruttuosi tentativi di spiegare le regole base della pirobazia per poter consentire ad Archibald - il gentiluomo da camera 25 ore al giorno attento a soddisfare ogni mio desiderio – di camminare indenne sulle spiaggie joniche dopo i vari falò della notte di Ferragosto, ho esclamato deluso: “ T’AGGHIA ‘MPARA’ E T’AGGHIA PERDERE ” ( devo istruirti e ti devo perdere ). La frase è assai usata quando si voglia esprimere la dolorosa certezza che, nonostante i nostri sforzi, la persona che stiamo cercando di istruire si dimostrerà assolutamente renitente e refrattaria ad adeguare e modificare il suo discutibile comportamento.