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AME SCIUTE CU Ne LAVAME LA FACCIE E N’AME CICATE N’UECCHIE

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Stavo firmando la cinquantina di assegni salariali con cui stipendiare l’esiguo numero di collaboratori che si occupano delle faccende domestiche presso la mia poco pretenziosa dimora quando venni distratto dal fruscio delle calze di Margareth Pigeonsbite, statuaria addetta alla mia segreteria privata, che diede prova di estrema scioltezza delle giunture piegandosi a gambe tese ed unite per prelevare dal cassetto inferiore del raccoglitore posto di fronte alla mia scrivania l’incartamento che le avevo appena richiesto. Ero intento ad osservare che le pieghe della minigonna plissettata che indossava non venissero gualcite dalla acrobatica postura quando la Montblanc che impugnavo mi scivolò dalle dita rotolando sul tavolo e macchiando d’inchiostro la mia immacolata camicia.

U SOLE SPACCA LE FICHE, A LUNA LE MELUNE…

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Mentre sceglievo la frutta che avrebbe concluso il mio frugale desinare, mi è sovvenuto il detto: U SOLE SPACCA LE FICHE, A LUNA LE MELUNE E TU, CUMBARE MIE, ME SPACCHE LE CUGGHIUNE ( Il sole spacca i fichi, la luna i meloni e tu, mio caro amico, mi irriti alquanto ). Astolfo Menvò Impennando (Mondovì, 1788 - Trauma cranico e frattura pubo-coccigea riportati a seguito di "mishkata" su prisa di cane e successiva fatale perdita di aderenza col marciapiede di Via Aristosseno, 1826), agronomo noto per essere stato uno degli iniziatori della manipolazione genetica degli alimenti con l'ardito tentativo dell'innesto di gemme di limone sui pali del Mar Piccolo che trattenevano le zoche di cozze al fine di ottenere l'edule mitile già condito, fornisce di questo detto una sapida chiosa nel suo trattato "Dal finocchio alla fica: sinonimi ed eufemismi fisiognomici ispirati al mondo vegetale".

CA CCE U CAZZE JE CA TE CAZZE

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Volendo esporre sulla parete del mio fumoir “I girasoli” di Van Gogh, acquistato d’occasione presso un asta di beneficenza della mia parrocchia rionale, colpivo col martello l’indice che sosteneva il chiodo, procurandomi una vasta quanto dolorosa ecchimosi. L’episodio mi ha richiamato alla mente l’espressione: " CA CCE’ U CAZZE JE CA TE CAZZE, U CAZZE JE CA A ‘DDA’ CUNTE!" ( Il problema non è tanto nel fatto di essersi feriti quanto in quello di dover raccontare come è successo ). Per l’analisi del detto in questione ci viene in soccorrevole ausilio l’insigne accademico Johannes Kakamukatz (Frankfurth au Main, 1775 - esplosione della fabbrica clandestina di bombe da pesca al carburo presso il Mar Piccolo di Taranto, 1842), cavaliere emerito dell’ordine del gobbione al sugo e teorico dell’esercizio aerobico volto ad acquisire perizia e precisione nel drizzare coi glutei la naturale curvatura delle banane.

E a mam’se chiangeve

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Una delle antifrasi che spesso accade di ascoltare a Taranto è sicuramente “ E a mam’se chiangeve… .” ( e la madre piangeva... [si dispiaceva] ) seguita da una caratteristica (spesso fisica) diametralmente opposta a quella del soggetto dell’osservazione. Così un prosperoso decolleté verrà salutato con un “ E a mam’se chiangeve ca nò teneva menne! ” così come una persona dalla fin troppo fluente eloquio verrebbe notata con un “ E a mam’se chiangeve ca nò parlava maije ”. Il modo di dire fu oggetto di attenta analisi da parte dell’erudito saudita Addah Hauemmith (Rabat, 1935 – Ustioni riportate a causa della collisione con una medusa al largo di Castellaneta Marina, 1992) che per primo calcolò che le gobbe di un cammello possono mediamente contenere l’equivalente di due cartoni da 24x33cl di Raffo.

DA PATRUNE DE BASTIMENTE A VARC' AFFITTE

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Taranto è una città che sicuramente al mare deve molto e molte espressioni della saggezza popolare traggono spunto in un modo o nell'altro dal mare stesso. Tra queste va annoverata la nota: “ DA PATRUNE DE BASTIMENTE A VARC' AFFITTE ” ([ Passare dalla condizione di] padrone di un bastimento a [quella di] affittuario di una barca ).

E MÒ M'A TAGGHIE

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Propongo alla attenzione dei lettori una espressione ben nota e sovente usata nella nostra città, quando ci si deve “obtorto collo” arrendere all’evidenza, ovvero “E MO’ M’A TAGGHIE” (E adesso me la taglio!). Il motto rappresenta la stoica risposta di chi, ormai pressato e soverchiato dalle avverse circostanze, non potendo ribaltare a proprio favore la situazione contingente invoca orgoglioso il primato del libero arbitrio umano contro il fato cieco e cinico.

TENE CHIU’ CULE CA SENTIMENTE

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In occasione della multimiliardaria vincita al “Super-Enalotto” che ha portato Grottaglie agli onori della cronaca, ho riascoltato una delle espressioni che più spesso ricorrono nel vernacolo tarantino, ovvero: "TENE CHIU’ CULE CA SENTIMENTE” ( ha più fortuna che intelligenza ). La frase commenta con una punta di invidia la fortuna sfacciata di chi riesce nel suo intento nonostante delle doti intellettive che rasentano la sufficienza. In particolare capita si sentire l’espressione in occasione di vincite a tombola, lotto o qualsivoglia gioco d’azzardo, ritrovamento fortuito di oggetti e/o effetti personali di valore (collane, orologi, bracciali, ecc.), assunzioni a tempo indeterminato nei ranghi della Pubblica Amministrazione o dell’Arsenale.